Vendere Online all’Estero:
i Principali Marketplace.

Vendere i propri prodotti all’estero non è immediato come l’ubiquità di internet può portare a pensare. Non basta tradurre i propri contenuti nella lingua di destinazione perché spesso si parte da zero e bisogna portare avanti tutta una serie di procedure che necessitano di servizi locali, dalle attività di SEO fino al PPC. Nell’attesa potrebbero passare mesi prima di vedere una vendita e ci può aiutare portare i nostri prodotti sui marketplace internazionali locali per un primo test e per incominciare a dare visibilità al nostro brand.

"1.66 miliardi di persone hanno acquistato su Internet nel 2017 su scala globale"
Statista

Perché scegliere i marketplace per vendere all’estero.

I marketplace sono già piazzati nei mercati di riferimento e intercettano tanta della domanda esistente. Ovviamente anche all’estero si ripropone il problema della competizione interna fra venditori che impedisce di imporsi come punto di riferimento nel settore ma offrono comunque uno spazio a chi sa essere competitivo e presentarsi secondo i parametri richiesti. Si possono usare questi spazi per iniziare a muovere i primi passi, testare i prodotti e soprattutto i prezzi che si riesce a fare. Alcuni paesi hanno infatti un potere di acquisto elevato che può compensare gli aumenti necessari e altri subiscono il fascino del Made in Italy quasi in modo irrazionale. Fermo restando che presentarsi da soli è decisamente più redditizio sul lungo termine, accedere ad altri mercati attraverso i marketplace può essere un fattore decisivo dal punto di vista strategico. Le prime conversioni offriranno non solo spunti per pianificare gli sviluppi successivi ma anche il respiro necessario a portare avanti le attività più dispendiose in termini di tempo e risorse. Vediamo allora qualche possibilità per il nostro export.

Globali: Amazon, eBay, Etsy, Fruugo.

I più di 300 milioni di utenti di Amazon a livello mondiale costituiscono già un buon motivo per lanciarsi all’estero utilizzandone i vari portali nazionali. Si può anche approfittare, sotto determinate condizioni, alla loro logistica nel caso non si riesca a procedere in autonomia. I costi sono alti e la libertà di azione nel gestire il proprio catalogo è decisamente limitata però ovunque andiamo si parla di milioni e milioni di ricerche mensili con intento di acquisto che iniziano e finiscono dentro Amazon. eBay ha costi decisamente più sostenibili e tutta la libertà di azione che vogliamo, a fronte di un pubblico di poco inferiore ai 200 milioni. Sia eBay che Amazon offrono tante soluzioni per pubblicizzare i propri contenuti e migliorare visibilità e conversioni nel breve periodo. Fruugo, meno conosciuto entro i nostri confini, non offre la stessa base di pubblico né piani di sponsorizzazione interna, però porta in automatico i nostri contenuti in 32 paesi traducendo automaticamente i nostri contenuti nelle 11 lingue locali e a livello di pubblicità esterna sui motori di ricerca, rete display e campagne di email marketing sa farsi vedere. I costi sono alti ma l’accesso ai mercati stranieri è relativamente più rapido. Etsy è un’altra opzione a livello globale molto diffusa e sicuramente poco dispendiosa ma è riservata i produttori di oggetti unici come artigiani, artisti, designer e simili.

USA: Jet, Newegg, Sears.

Oltre ai già citati colossi globali, esiste una famiglia di marketplace locali utilizzati negli USA. In realtà Newegg è presente anche su altri mercati (pochi e selezionati) e Sears addirittura in Italia, ma la loro dimensione reale è circoscritta, per ora, agli Stati Uniti d’America. I processi di inserimento sono più lunghi che in Europa ma le opportunità sono comunque molto interessanti. Si tratta sempre di marketplace orizzontali che coprono dal cibo fino agli elettrodomestici e dove i brand italiani più famosi sono già riusciti a ritagliarsi il loro spazio. Newegg in realtà è una via di mezzo, un po’ come l’ePrice di oggi, che nasce come marketplace verticale dedicato ai prodotti elettronici ma si è poi allargato a coprire sempre più categorie. Sears si distingue dalla massa perché adotta diverse piattaforme per promuoversi, inclusi punti vendita che sono in realtà dei piccoli showroom per fare conoscere al pubblico americano i prodotti e i marchi che non conoscono.

Asia: Rakuten, JD, Flipkart, Kaola.

Rakuten non è solamente l’eBay giapponese, come vuole il luogo comune, bensì il quarto marketplace al mondo per volumi di vendita, con più di 100 milioni di utenti. I costi sono più cari rispetto ai nostri e l’accesso non è immediato. Stiamo parlando però del Giappone, uno dei mercati più ambiti per il potere di spesa dei suoi abitanti e per il consumismo sfrenato che li contraddistingue, soprattutto quando si parla di moda, design e, non da sottovalutare, Made in Italy. Rispetto alla maggioranza delle alternative, Rakuten offre la possibilità di customizzare il proprio store quasi a piacimento per permettere ai brand di lavorare al meglio con la loro immagine. Kaola è interessante perché si va a targetizzare quella middle class cinese con tanto potere di acquisto che si sta imponendo sulla scena internazionale, mentre JD si distingue per la facilità di accesso e per il marketing aggressivo che porta avanti entro i confini nazionali. Flipkart è il principale marketplace dell’India, un bacino di utenti notevoli. Non è facile entrare perché bisogna instaurare una partnership con un’impresa locale ma si prendono carico loro stessi di metterci in contatto. L’Asia si porta a dietro un bacino di utenti che non è paragonabile agli altri paesi, un mercato pregiato come il Giappone e una crescita costante sui mercati internazionali che sta facendo tremare tutti i paesi più grandi. Questi marketplace potrebbero essere la chiave di volta per aprirci prospettive di crescita non indifferenti.

America Latina: Mercado Libre, Linio.

L’America del Sud è il continente da esplorare, quello che ha mostrato grandi segni di crescita, pur non avendo ancora raggiunto i numeri del mercato asiatico. Le opportunità per testare questo mercato ci vengono dai due principali marketplace latini: Mercado Libre e Linio. Quest’ultimo è relativamente di facile accesso per chi viene dall’estero e permette di raggiungere una discreta base di utenti in lingua spagnola pagando i soliti costi di commissione a seconda della categoria, tutto in linea con la maggior parte dei marketplace che abbiamo visto. Mercado Libre si distingue invece per essere l’ottavo marketplace per numero di visitatori unici a livello globale con più di 160 milioni di utenti annuali, coprendo la quasi totalità del continente. Mercado Libre pratica attività di sponsorizzazione sui motori di ricerca, rete display e molto altro, come i principali attori a livello globale però focalizzato sull’America del Sud. Se si considera che 160 milioni di utenti sono solo una piccola parte della popolazione e che il continente sta mostrando segnali di crescita e di una nuova indipendenza, questi marketplace si fanno molto interessanti per iniziare a muovere i primi passi.

Europa: Flubit, ManoMano, CDiscount, Allegro, Otto, Real.de, Spartoo.

Conosciamo molto bene i principali marketplace del nostro continente ma esistono delle realtà locali poco note nel nostro paese che godono di milioni di utenti unici nelle aree dove operano. ManoMano è nato in Francia, come CDiscount, vendendo articoli per il bricolage e si è imposto come uno dei principali marketplace europei anche in Italia. CDiscount, così come FNAC, in Francia vanno molto bene e offrono supporto ai venditori internazionali che vogliono lanciarsi sul mercato francese. Allegro, Otto, Real.de e Spartoo sono realtà continentali già molto affermante che ci permettono di raggiungere la Germania, la Polonia e tutti quei paesi del Centro-Nord di lingua tedesca o slava. In Inghilterra si trovano due realtà semi-globali molto attive: Flubit e OnBuy. Entrambi sono molto lanciati per imporsi a livello internazionale, si promuovono anche sui cartelloni e in televisione e hanno una buona base di utenti. Sono tutti paesi e mercati relativamente vicini che non necessitano di troppe complicazioni burocratiche per la vendita, eppure non è scontato lanciarsi in quei mercati e questi marketplace ci offrono la possibilità di cominciare a crescere anche all’estero.

Se vuoi espanderti oltre i confini nazionali e promuovere i tuoi prodotti all’estero, contattaci e troveremo la strategia che fa al caso tuo.

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Comparatori: Trovaprezzi, Shopalike, Kelkoo.

I comparatori di prezzo hanno una funzione diversa rispetto ai marketplace tradizionali, almeno dal punti di vista dell’utente e dell’intento di utilizzo. Non tutti vogliono essere presenti su questi siti perché bisogna saper fare battaglia sui prezzi ma se si riesce ad essere competitivi offrono maggiori possibilità di conversione. L’utente che utilizza il comparatore ha, in teoria, già deciso di fare l’acquisto e vuole solo comprare al miglior prezzo: il contatto procuratoci dal comparatore è sicuramente “caldo”. Ci sono varie opzioni, da Trovaprezzi fino ai più internazionali Kelkoo e Shopalike. Oggi poi si trovano decine di alternative, alcune di nicchia riservate a un particolare servizio (come le assicurazioni per esempio), molte altre che si propongono cercando di trovare un dominio buono per ottenere visibilità ma che si assomigliano tutte (basi cercare “comparatore prezzi online” su Google per rendersene conto). Il successo di questa modalità è stato tale che molti marketplace tradizionali si sono adeguati e hanno integrato la comparazione all’interno della propria piattaforma per migliorare l’esperienza di acquisto degli utenti, come nel caso di Amazon.

App locali: Shpock, Carousell, LetGo.

Facebook Marketplace non è stata un’idea originale ma si è inserita in un filone di app mobile pensate per mettere in contatto gli utenti sul territorio. Basta scattare una foto, inserire un prezzo e un indirizzo e chiunque imposti dal suo dispositivo un raggio tale che ci inquadri visualizzerà la nostra inserzione. È possibile navigare per categoria o semplicemente visualizzare tutte le offerte nella zona. Se inizialmente queste app venivano utilizzate solo da privati per scambiarsi o rivendersi oggetti usati, oggi sempre più attività ne fanno uso per promuoversi localmente. Negozi di biciclette o di vestiti sono abbastanza comuni ma in generale le attività commerciali si rendono sempre più presenti. È un po’ come i siti di annunci, come Kijiji, Subito e Craiglist che da anni hanno iniziato ad ospitare annunci di negozi per oggetti nuovi incontrando anche un discreto successo.

Contenuti Multimediali: Play Store, Gumroad, Steam, iTunes, Udemy.

Con il proliferare dei dispositivi portatili sono spuntate piattaforme per la vendita di prodotti digitali e contenuti multimediali “intangibili” di vario genere. Si tratta sempre di piattaforme molto conosciute ma raramente vengono considerate dei marketplace, eppure si tratta sempre di esporre un prodotto in vendita su una piattaforma esterna. Le modalità di accesso non variano molto rispetto a un marketplace, semplicemente non c’è nulla da spedire. Il principio è più o meno lo stesso e si trovano sia marketplace per prodotti digitali sia orizzontali che verticali. iTunes infatti vende sia musica che film, Steam solo videogiochi e Udemy offre corsi da seguire online.

Per chi vuole vendere online esistono tante opzioni e possibilità, bisogna solo trovare quella che fa al caso nostro. Contattaci per sviluppare la giusta strategia di crescita!